ANELANTE, participio presente di Anelare

Anelante è l’ultimo spettacolo della Trilogia Numerica di Antonio Rezza e Flavia Mastrella che è in scena da dicembre e si concluderà il 15 gennaio. Un vero peccato: ci mancheranno.

Rispetto ai primi due, 7-14-21-28 e Fratto_X, che vedevano in scena insieme ad Antonio Rezza solo il giovane Ivan Bellavista, il quale prestava la sua fisicità senza dire una parola, qui in scena sono in quattro. Quattro figure parlanti, che pur non avendo pensieri propri (non si tratta di personaggi) fanno da eco a ciò che dice Antonio Rezza con il risultato di coadiuvare ancora di più, se possibile, l’attenzione sul suo corpo nervoso, la sua faccia deforme, la sua voce atavica e gli immancabili stivali rossi luccicanti.anelante2
Ma non è questa la sola novità. Anche gli Habitat di Flavia Mastrella diventano bidimensionali. I lembi di stoffa che coprivano il volto di Rezza qui sono solo accennati. Tutto è ridotto a pannelli che si trasformano all’occorrenza, diventando finestre, soglie, piani. Il pavimento è una grande lavagna su cui Antonio Rezza con un gessetto rosso divide, semplifica, eleva numeri e frasi, muovendosi carponi da una parte all’altra del palco come uno di quei geni ribelli e incompresi che cercano in tutti i modi di esternare il loro mondo. Il risultato è che il candido completo bianco che indossa si tinge di rosso a furia di scrivere, rotolarsi, annotare, muoversi ancora. Il teatro di Rezza è anelante.

Per il resto il marchio di fabbrica Rezza-Mastrella è riconoscibile in tutta la sua surreale originalità. Non c’è una storia, non ci sono personaggi, non ci sono temi universali. Ma soprattutto non c’è alcuna morale: Rezza non vuole insegnarci né convincerci di niente. In cambio però ci sono tante verità, ragionamenti che hanno soltanto un remoto contatto con la realtà, la risata entusiasta che provoca nel pubblico cela crudeltà.
Le frasi si ripetono fino a diventare dei leit motiv inserendosi senza alcuna logica apparente. “Se presa in tempo” dice tra una frazione e una radice quadrata il matematico all’inizio, “Freud è stato fortunato che a una certa ora la gente c’ha sonno”, dirà spesso più avanti discorrendo di psicologia.anelante3
Il quadro della danza di culi dei rappresentanti del G5 potrebbe sembrare una provocazione, se non fosse che la coppia Rezza-Mastrella ha più volte affermato di non voler provocare.

Anelante è il participio presente di anelare. Rinchiuso in uno spazio l’uomo aspira ardentemente a qualcosa, ricerca la verità, il senso delle cose che lo circondano, cerca se stesso.

La struttura dello spettacolo, nella sua sconclusionalità apparente, è una macchina perfetta con un ingranaggio preciso in cui il ritmo scandisce tutto. Un lavoro di rifinitura che non lascia spazio all’improvvisazione.
La fisicità di Rezza (anche quella della voce), la sperimentazione ragionata che porta in scena, insieme alla visione artistica di Flavia Mastrella, rendono queste performance uniche e impensabili senza di loro.

Costringono il pubblico a riflettere, mentre gli urla in faccia versi bestiali, frasi senza senso, movimenti spastici. E ogni spettatore legge lo spettacolo in un modo del tutto soggettivo, mai univoco. È costretto a porsi delle domande: ma che cosa ha voluto dirci Rezza? Ma come ha potuto concepire uno spettacolo del genere? Ma la fortuna di Freud è veramente dovuta al fatto che la gente dorme?


Di Flavia Mastrella e Antonio Rezza

Con Antonio Rezza
E con Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Chiara Perrini, Enzo di Norscia
(mai)scritto da Antonio Rezza
Habitat di Flavia Mastrella
Assistente alla creazione Massimo Camilli
Disegno Luci Mattia Vigo
Organizzazione Stefania Saltarelli
Macchinista Andrea Zanarini

Una produzione:
Fondazione TPE
TSI La Fabbrica dell’attore Teatro Vascello
Rezza Mastrella

Al Teatro Vascello fino al 15 gennaio